I dieci Comandamenti in Africa

Padre Ermanno Battisti, 40 anni in Guinea Bissau, ha fondato la parrocchia di Gesù Redentore e il Centro artistico giovanile nazionale nella capitale Bissau, e l’ospedale pediatrico cattolico di Bòr (periferia di Bissau). Gli ho chiesto perché, secondo la sua esperienza d’Africa, la Bibbia e il Vangelo sviluppano l’uomo e i popoli africani. Ecco la sua testimonianza (Piero Gheddo):

Il primo contributo allo sviluppo dell’uomo africano, che noi missionari portiamo in Africa, è la diffusione della conoscenza dei Dieci Comandamenti, che esprimono la volontà di Dio per la vita di ogni uomo e ne sono il fondamento. La religione tradizionale africana, almeno in Guinea Bissau che conosco bene, non dà questi indirizzi morali, perché non ha una morale, che è fatta caso per caso dagli anziani del villaggio, secondo quel che si è fatto in passato ed è utile oggi al villaggio. Giudicano il bene e il male secondo la tradizione e la convenienza attuale. Per esempio, rubare è male, ma se l’uomo di una tribù ruba gli animali di un’altra etnia e non si fa prendere, allora si dice che è coraggioso e furbo. Altro esempio, se un bambino nasce con qualche deformità, è male tenerlo nel villaggio, perché lui è uno spirito cattivo che poi fa del male a tutti. Lo abbandonano in riva al mare o lo portano in foresta, dove muore.

Racconto un fatto. Una bambina nasce prematura e la donna che assiste la madre durante il parto, vedendola così piccola, sentenzia: “Questa non è una bambina, ma uno spirito”. Allora suo padre si presenta al “botasorte” (stregone) per sapere cosa deve fare. E quello, dopo aver consultato dei pezzetti di legno, dice che bisogna far tornare la piccola nel mondo degli spiriti dell’acqua, da cui è scappata per venire sulla terra e far del male al villaggio. L’uomo prende la bambina, l’avvolge in un panno e la porta da un tale, incaricato ufficiale del villaggio per questo tipo di riti. Costui aspetta la bassa marea e abbandona la bambina nel punto più basso della spiaggia, in modo che la marea, alzandosi, la porti via.

Ma verso sera, quando il padre torna a casa, trova la bambina sul letto, accanto alla madre. Il cane di famiglia era andato a cercarla , aveva preso in bocca quel fagotto e l’aveva riportata alla mamma. Spaventato, l’uomo torna di corsa dal “botasorte”, il quale rifà il gioco dei legnetti e risponde che c’è stato un errore: non si trattava di uno spirito dell’acqua, ma di uno spirito della foresta e che là deve essere portata e abbandonata. La mamma piange perchè vuol salvare la sua bambina, ma l’uomo la riprende e di nuovo l’affida all’intermediario che la porta nella vicina foresta e l’abbandona, con la speranza che qualche iena notturna la faccia tornare nel suo mondo. Ma i piani di Dio erano diversi e ancora una volta avviene l’incredibile: il cane la trova e la riporta a casa.

Quando rivede la figlioletta, l’uomo è preso da tale spavento per questa presunta persecuzione da parte di spiriti, che abbandona tutto e fugge di casa. La mamma, invece, interpreta il fatto come un intervento diretto di Dio e, ben felice, si tiene la bambina che cresce e si rafforza ogni giorno più, come tutti i bambini normali. Passano gli anni e del padre non si sa più nulla, fino a quando un giorno, ormai ventenne, la giovane donna incontra un anziano sconosciuto che le racconta tutto e le chiede di prendersi cura di lui. Joana accetta volentieri e gli rimane vicino fino a quando il padre muore nelle sue braccia, ormai lui stesso convinto che non si trattava di uno spirito ma proprio di sua figlia. Oggi Joana è una signora particolarmente attiva in una parrocchia di Bissau. E’ una donna meravigliosa, una delle grandi cristiane del paese, non solo come mamma, ma anche come persona istruita capace di diffondere il Vangelo.

Ermanno Battisti

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